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iniziativa italiana libertà per ocalan – pace
in kurdistan |
Il terzo dominio
DI ABDULLAH OCALAN
Estratti ragionati del
memoriale difensivo presentato alla Corte Europea per i diritti uman
Introduzione
Democratizzazione: la strada
per una nuova forma di civiltà?
Sulla democrazia
Il ruolo della forza nella
storia
Sulla legittima difesa
La teoria del terzo dominio
La società civile – Un nuovo
modello per il Medioriente
Creazione e sviluppo del
Diritto
La parte giocata dal diritto
nella soluzione dei problemi sociali
Stato, religione e società – L’esempio sumerico
Patriarcato – La schiavitù della donna
Problemi di metodo e
responsabilità degli intellettuali
L’attuale crisi di civiltà
La dimensione umana della
crisi
Critica al socialismo reale
Il socialismo può diventare
la forma alternativa di civiltà?
Dogmatismo e individualismo
Le implicazioni della lotta di genere
Appendici
Abdullah Ocalan – Cenni biografici
Sulle condizioni detentive di Abdullah Ocalan
KHRP – comunicato stampa su sentenza CEDU
Iniziativa Italiana “Libertà per Ocalan – pace in Kurdistan”
Il memoriale difensivo che Ocalan presentò al suo grottesco processo nel tribunale dell’isola di Imrali includeva idee per la soluzione pacifica del conflitto nell’ambito dei confini della Turchia (pubblicato in inglese con il titolo “Declaration on the democratic solution of the Kurdish question”, ISBN 3-931885-18-6). Queste idee si basavano sul concetto di democratizzazione universale in opposizione a quelle di autonomia nazionale. A guardarsi indietro Ocalan intendeva le sue dichiarazioni come un appello a smorzare gli animi di una situazione per cui il suo rapimento, risultato dalla partecipazione di USA e stati europei << ha offerto un pacco regalo allo sciovinismo, che raggiunse così un livello di isteria; un pacchetto gettato nell’arena del XX secolo, come se fosse stato uno spettacolo romano, quando si davano le persone in pasto ai leoni>>.
Ma i due volumi difensivi sottoposti invece alla Corte europea per i diritti dell’uomo non erano più solo indirizzati all’opinione pubblica turca. Egli ha elaborato le sue idee precedenti attraverso un’analisi generale della civilizzazione. Una tale analisi è risultata obbligatoria per comprendere sia la sua apprensione che in maniera allargata la questione kurda. << a causa del fatto che le circostanze che hanno portato al mio arresto e le forze che lo hanno realizzato, erano in collegamento con le potenze dominanti della civilizzazione moderna, è chiaro che la mia difesa andava così presentata […] ho fatto uso del mio diritto alla difesa sentendo come mio obbligo quello di far uso della piattaforma legale, per quello che ritengo sia la Corte Europea per i Diritti Umani, per poter dire cose che […] dovevano essere dette al mondo a nome del popolo kurdo>>.
Quello che Ocalan ha da dire non riguarda tanto un
calcolo pragmatico relativo al bilancio di forze fra coloro che sono coinvolti
nel conflitto, ma invece connesso al corso della storia del mondo. Fin dal suo
inizio il movimento si è concentrato a voler rompere lo status quo del
Medioriente – anche al tempo in cui non erano altro che una manciata di
studenti kurdi e turchi ad Ankara che ruotavano attorno alle idee di Abdullah
Ocalan nella metà degli anni settanta. Il loro obiettivo era quello dell’unione
socialista del Medioriente e il primo passo verso l’unione era porre fine
all’oppressione dei kurdi nei quattro paesi. Per Kemal Pir, co-fondatore del
PKK, era quindi chiaro che “la rivoluzione in Turchia passava per il Kurdistan”
.
Il crollo del “real-socialismo” è stato la prova che
l’obiettivo sarebbe stato raggiunto al di là del dogma dei due blocchi e senza
un prospettiva utopica di un mondo rivoluzionario. Non di meno, il fatto che ci
sia stato un Nuovo Ordine Mondiale non ha spinto il PKK ad abbandonare
l’obiettivo originario, ma l’ha circoscritto ai diritti culturali ed identitari
dei kurdi all’interno della comunità degli stati nel Medio Oriente. Quello di
cui Ocalan effettivamente si preoccupa è che i confini politici degli stati
mediorientali restino inalterati mentre venga radicalmente cambiato il senso
delle politiche che delimitano.
Nonostante tutte le limitazioni arbitrarie che gli sono
state imposte, Ocalan è stato capace di terminare i due volumi intitolati
“Dallo stato clericale sumero alla civilizzazione democratica” in lingua
originale turca appena prima che si verificasse la tragedia che ha innescato
una catena di eventi che ha reso le sue tesi ancora più attuali e più indispensabili
che mai: l’11 settembre. La parte restante del vecchio sistema mondiale è stato
scosso da un evento devastante e scioccante che ha innescato una nuova e più
intensa fase nella lottta per un nuovo sistema internazionale. Quando il 4
aprile 2002 è stato fondato il KADEK si è discusso di come collegare le tesi di
Ocalan con ciò che stava accadendo nel mondo dopo che le Torri Gemelle caddero.
Quando gli USA dichiararono la terza guerra mondiale, questo significò
principalmente e particolarmente che da quel momento in poi tutte le regole
legali internazionali e i criteri comunemente accettati avevano perso la loro
validità e le relazioni internazionali sarebbero state ancora una volta
determinate da disastri e guerre. Da questa guerra sarebbero emerse nuove
regole, nuove forme di relazioni e un nuovo sistema e coloro che lo avrebbero
condotto ne chiarirono la durata. È un dato di fatto, che tutte le regioni del
mondo che precedentemente si trovavano sotto l’influenza del sistema sovietico
in qualche modo sono passati per estesi processi di cambiamento nella prima
decade dopo la sua caduta. Questi processi spesso hanno significato un
ri-orientamento politico, economico ed ideologico totale, nel corso dei quali
alcuni dei vecchi stati si sono dissolti
ed altri si sono formati ex novo
e le strutture sociali sono drasticamente cambiate. Con l’esistenza
dell’Unione Sovietica a livello mondiale, tutti i problemi relativi al
conflitto USA-URSS fra le potenze occidentali sono stati delegati alla
leadership USA che se ne è occupata. Cercando di risolvere questi problemi il
sistema ha dovuto cambiare. Gli eventi recenti hanno illustrato come delle
piccole fessure possano diventare delle crepe che possono approfondirsi e
colpire irrevocabilmente il funzionamento delle istituzioni internazionali.
Soltanto perché la parte orientale del sistema del XX secolo si è dissolta ed è
cambiata negli ultimi dieci anni, adesso più o meno si può prevedere che la
parte occidentale del sistema verrà attraversata da cambiamenti simili nei
prossimi dieci, quindici anni. Già da adesso è prevedibile che né la NATO, né
l’UE, tanto meno l’ONU saranno più le stesse. Senza tenere conto di chi ha
commesso le atrocità dell’11 settembre o di quali fossero le intenzioni, anche
questa è stata una lezione dalla quale imparare.
Il sistema internazionale del XX secolo emergeva dal caos
prodotto dalla Prima Guerra Mondiale, che da parte sua era un’eruzione di
conflitti fra potenze europee rivali circa le loro questioni di dominazione per
stabilire l’ordine universale della civiltà capitalista. Per la prima volta ci
fu un sistema che veramente coinvolgeva tutto il mondo e controllato da certi
centri politico-economici. Due eventi epocali catalizzati dalla Prima Guerra
Mondiale furono l’instaurarsi dell’Unione delle Repubbliche Socialiste
Sovietiche e il crollo dell’Impero Ottomano, permettendo a molti stati europei
di instaurare per la prima volta una loro dominazione diretta del Medioriente.
La Seconda Guerra Mondiale con i suoi indimenticabili orrori non ha cambiato di
molto quella sistemazione di base. Considerando la correlazione storica, forse
ci sorprende che la prima guerra che ha seguito il crollo dell’Unione Sovietica
sia stata la Guerra del Golfo in Iraq nei primi anni Novanta? Parlare della Terza
Guerra Mondiale significa fondamentalmente che il suddetto status quo sia ormai
spezzato e supponendo di creare un nuovo ordine. Finché la violenza sarà ancora
intesa come strumento di risoluzione dei problemi del vecchio sistema, una
delle ragioni per cui l’Iraq è stato indicato come punto critico è che la sua
struttura presente pone un ostacolo ad
ogni tentativo di affrontare il
conflitto arabo-israeliano e la questione kurda nel modo che gli USA intendono.
Avendo detto che un assesto sobrio della corsa al
Medioriente si rivelerà che questo è un
conflitto che si esprime per un aspetto come conflitto tra il vecchio status
quo, i vari regimi autarchici (Iraq e Siria), oligarchici (Turchia ed Egitto) e
monarchici (Arabia Saudita, Giordania, ecc) della regione e i concetti
divergenti della trasformazione. Per un altro aspetto il conflitto si esprime
come uno fra quelli che intendono il cambiamento come processo, secondo i
ristretti interessi e piani egemonici e quelli che si battono per il
cambiamento democratico e l’unità fra i popoli della regione. In altre parole,
la configurazione presente del conflitto nel Medioriente è sia una lotta fra la
predominanza del capitale internazionale e l’aspirazione dei popoli a vivere in
libertà e dignità, sia uno fra i nazionalismi locali e i progetti di pace e
democratizzazione.
Nella sua opera Ocalan ha tracciato questo schema dialettico intricato tendendo più generalmente alla recente storia mondiale: << In questa struttura la contraddizione si sviluppa tra i possessori sciovinisti dello stato nazione, trasformatisi in una tribù moderna, ed i rappresentanti cosmopoliti del capitale finanziario internazionale, da un lato, e tra tutti i popoli e queste due forze dall’altro. Mentre le forze dello stato nazione rivolte verso l’interno privano il loro stesso popolo della democrazia moderna e degli effetti arricchenti dello sviluppo tecnologico, allo stesso tempo entrano in conflitto con il capitale finanziario internazionale sulla questione della globalizzazione, ed in entrambi i casi svolgono un ruolo reazionario. Lo stato nazione può anche usare gli slogan di indipendenza nazionale, che forse ebbero una limitata funzione progressista contro l’imperialismo dei vecchi tempi, però in effetti esso è diventato uno strumento di sfruttamento per il sistema sopranazionale, dato che gli elementi obiettivi del passato a cui fa riferimento non esistono più. Quando messi con le spalle al muro, questi regimi possono diventare remissivi e più pericolosi di prima, in cambio di poche briciole. La ricostituzione del nuovo regime tra l’imperialismo del capitale finanziario ed i rappresentanti nazionali collaboratori ha luogo in questa struttura.>>
Questa analisi implica che il progresso delle forze
civili, che si battono per la giustizia e la democrazia, dovrebbe prendere
un’istanza chiara a seconda degli interessi dei popoli della regione.
Una volta che applichiamo il principio << pensa globalmente, agisci localmente >> vedremo che i kurdi saranno seriamente avvisati per arrivare al raggiungimento di alcuni progetti dietro i quali saranno in grado di realizzarsi. La soluzione elaborata da Ocalan nel contesto dell’Unione democratica del Medioriente, prevede che gli stati e le società vivranno attraverso la democratizzazione nella prospettiva di confluire in un’entità confederazionale. Circa e su questioni di strategia generali della democratizzazione come l’uguaglianza di genere, la giustizia sociale, la tutela dei diritti umani, la decentralizzazione e la devoluzione, ci sono invece specifici temi di cui Ocalan discute: la pace arabo-israeliana, la democratizzazione delle forme di governo islamiche per esempio in Iran, stabilire il pluralismo culturale e politico in Siria e la democratizzazione della Turchia per la soluzione del suo problema kurdo, con tutto ciò ci chiede principalmente a che cosa possono contribuire i kurdi. Il conflitto kurdo, al di là di una sua fine, è comunque visto come un ostacolo di fronte al progresso e allo sviluppo del Medioriente e la sua soluzione come un contributo alla richiesta di diritti e libertà di tutte le altre nazioni e minoranze della regione, come un tutt’uno.
Il termine democratizzazione
usato così frequentemente acquisisce un senso centrale nel pensiero di Ocalan
perché in esso egli percepisce lo spirito della nostra epoca: << Le caratteristiche fondamentali della nostra epoca possono essere
definite dalla coesistenza della crisi generale e della disintegrazione della
civiltà fondata sulla società classista da un lato, e dalle caratteristiche del
periodo di transizione che conduce alla formazione dell’identità della nuova
civiltà, dall’altro. Nonostante le diverse caratteristiche di entrambi i mondi
siano duramente in lotta tra di loro, nessuno di loro è in grado di superare
completamente ed annientare l’altro. Tuttavia un tale dilemma in bianco e nero
è in contraddizione con le leggi basilari della natura. […] Proprio come in
natura, l’umanità vivrà creando la ricchezza di colori nella società. […] La
democrazia moderna si fonda sulla ricchezza di un’ulteriore trasformazione
sociale. Guardando oltre il compromesso dei due estremi, può essere considerata
un sistema che immagina la libera auto-espressione e la libera esistenza come suo
principio più importante, quello cioè che rispetta la ricchezza delle forme che
la società crea e continuerà a creare per tutta la storia. >>
Ocalan ci richiama perché non si guardi alla democrazia come una mera forma di determinazione delle forze politiche, ma come << un sistema in cui tutte le parti sociali, in particolare le donne come la classe ed il sesso più oppresso fin dall’antichità, ed i bambini, si esprimono liberamente. E’ un sistema che prende la scienza e la tecnologia come base del progresso e per la risoluzione, non solo delle contraddizioni interne della società, ma anche delle sempre crescenti contraddizioni nell’ambiente. E’ un sistema basato sul cambiamento e la trasformazione in condizioni pacifiche.>>
La democrazia è << una forma di civiltà a lungo termine e comprensiva. Ospita sia gli
elementi classisti che quelli tipici della mancanza di classi, ma è un sistema
che determina e fornisce le basi per la libera e slegata esistenza di tutte le
varianti proprie di entrambi gli elementi. >> la lotta di classe viene aumentata con temi programmatici come la
liberazione della donna, la protezione ambientale e i diritti degli animali e
il controllo e la regolamentazione della tecnologia.
Se è così, la
democratizzazione non può essere ridotta soltanto a pacchetti di riforme come
qualcuno vuol far intendere, ma richiede una vasta organizzazione e
partecipazione di tutti i settori della popolazione. I veicoli di ciò sono le
organizzazioni indipendenti della società civile. Progetti come questi sono
intesi a creare la consapevolezza dell’essere custodi dei diritti nella società
e a cambiare, democratizzando le strutture sociali tradizionali, abitudini e
codici di comportamento. Ma essi anche sono intesi a democratizzare le
politiche, le << relazioni mediate fra società e
stato>>. La stessa
democratizzazione dello stato dovrebbe iniziare con il generare una : <<suscettibilità
nei confronti della democrazia con lo stato>> per mezzo di una società civile forte e cosciente e la partecipazione
attiva alle politiche, e che tendenzialmente conduca alla <<trasformazione
dello stato>> a mero <<strumento
generale di coordinamento>> della
società e a stabilire il pubblico <<controllo su di esso in quanto
istituzione fondamentale della politica democratica>>. Quindi abbiamo qui un programma per la cui
realizzazione è richiesta un’immensa mole di lavoro se lo si vuole pienamente
praticare – non solo per gli stati come l’Iran e la Turchia, ma anche per le
politiche occidentali. Parlando per il Medioriente, si richiede inoltre una
<<rivoluzione mentale>> che
consisterebbe nelle tre fasi di un autentico Rinascimento (come rinascita dei
valori della civiltà mediorientale), una riforma della religione e un
illuminismo che coinvolga tutta la società. Una tale rivoluzione comporterebbe
per il Medio Oriente la <<separazione dalla sua identità e
personalità ideologicamente reazionaria>> .
Gli
estratti dall’opera di Ocalan che seguono servono ad illustrare i concetti centrali di
questa tesi.
<< Ci possono essere numerose definizioni di democrazia. Si possono discutere a lungo il suo carattere classista, come pure gli aspetti pacifici e fondati sul compromesso. Si potrebbe dire che di per se non è un sistema di civiltà. Si può comunque dire che per la prima volta, per quanto insufficiente possa essere, la democrazia ha fornito a tutte le nazioni e culture, alle scelte ideologiche, economiche e politiche un ambiente comprensivo e pacifico per lo sviluppo e la competizione. E’ inoltre molto importante sottolineare che alla fine del ventesimo secolo la democrazia, che si è assicurata la vittoria, ha anche superato la sua ristretta base classista. Tutte le democrazie che erano state sperimentate in precedenza avevano portato il marchio di limitate caratteristiche classiste. Si potrebbe obiettare che la democrazia non comprendeva l’intera cittadinanza ufficiale, neppure nella forma, e non andava oltre un sistema amministrativo che apparteneva ad una sezione ristretta di cittadini ricchi. Per certi aspetti la realtà classista era simile a quella della democrazia ateniese. Il sistema democratico emerso alla fine del ventesimo secolo, invece, ha superato queste basi limitate. Non solo ha allargato la sua base classista, ma ha anche favorito l’auto-espressione e l’auto-organizzazione nel senso più ampio possibile in ambiti fondamentali, quali il pensiero la fede, la vita culturale la differenziazione economica e le organizzazioni politiche. Tutti gli oppositori della democrazia hanno più o meno l’opportunità di cambiare e svilupparsi senza ricorrere all’uso della forza. In questo sistema non termina la lotta dell’opposizione o la solidarietà intorno a classe, nazione, filosofia, fede, sfera economica, culturale e sociale. Le relazioni e le contraddizioni non si congelano. Sorge invece una nuova epoca nella quale possono essere sostenute in maniera pacifica, nel rispetto delle leggi vigenti.
<< Sicuramente la democrazia ha un’essenza più umanitaria di altri sistemi. Lo spargimento di sangue come misura di eroismo e grandezza è una tradizione che apparteneva alle più barbare società classiste. L’ammirazione ed il rispetto per questi spargimenti di sangue serviva, infatti, a coprire la realtà più crudele. Nessuna vittoria ottenuta per mezzo di orribili massacri può essere considerata sacra. Se si vuole parlare di rispetto, è degno di esso soltanto quel progresso che si sviluppa con il minimo dolore, eccezion fatta per il progresso possibile grazie alle sofferenze del lavoro, sopportate in favore di tutta l’umanità. Quindi la democrazia moderna è la forma di governo e di vita che più si avvicina alla definizione di un regime che permette la libera espressione di ognuno; libera espressione di tutti i gruppi etnici, religiosi, economici e politici, sia di sesso maschile che femminile, dopo il superamento delle più crudeli forme amministrative nella storia della società classista. E’ appropriato sottolineare che questa è la prima volta nella storia in cui tutto ciò è accaduto.
<< Lo sviluppo della democrazia moderna è stato dall’interno, di tipo evolutivo. Non si presenta con degli esiti sorprendenti. Se però l’intenzione è quella di appagare la mente e lo spirito con uno sviluppo creativo, si può dire facilmente che non c’è per l’umanità nessun altro sistema migliore di questo. […] La realtà importante che la nostra analisi della civiltà cerca di dimostrare è che la nascita e la dissoluzione delle classi non possono essere determinate dalla forza. Gli elementi determinanti sono legati soprattutto alla capacità tecnologica. Quando una società dimostra che il suo sviluppo ha la potenzialità di una produttività tecnologica, le divisioni tra le classi diventano inevitabili. Questo perché ognuno trae beneficio dallo sviluppo. Anche nella costituzione iniziale della società schiavista le circostanze della vita per un gran numero di schiavi erano più sicure di prima. Questi sono i mezzi materiali che determinarono la nascita delle divisioni in classi. Le dialettiche di tutti gli sviluppi di classe nel corso di tutta la storia portano elementi che confermano questa realtà.
<< Di conseguenza, l’esperimento del socialismo reale in particolare ha indicato che per tutto il periodo della civiltà capitalista, anche se le classi erano state fisicamente rimosse con l’uso della forza attraverso le rivoluzioni, alla fine sarebbero riapparse alla prima opportunità. Durante il socialismo reale alcune classi furono eliminare con la forza. Questo non evitò comunque la creazione di nuove classi considerate illegittime. Ciò si collega al livello tecnico del periodo. Il concetto sociale che il livello tecnico permise e contribuì allo sviluppo, potrà sparire soltanto quando non sarà più necessario per il livello tecnico stesso. Le rivoluzioni, l’uso della forza e le contro-rivoluzioni possono ostacolare qualche fenomeno sociale, ma non lo possono eliminare completamente. Di conseguenza, soltanto quando gli sviluppi tecnologici lo rendono inevitabile, le società in cui questo si è sviluppato spariscono sia al livello di sovrastrutture che di infrastrutture, e si trasformano in società diverse.
<<La democrazia moderna richiede uno stato democratico. Uno stato democratico si fonda sulla nomina dei principali organi decisionali ed esecutivi, eletti dalla società. L’applicazione da parte delle dinastie di decisioni autoritarie e di nomine, che non corrispondevano alle scelte della popolazione, sono significative del carattere non democratico dello stato. Le teorie e le pratiche dello stato classico si considerano al di sopra della società in maniera repressiva, e credono di essere la personificazione della volontà eterna. Si presentano dietro ad una maschera di santità, che hanno ereditato, o dai loro padri, o da altre autorità diverse. In questo contesto, la storia della civiltà appare come la storia delle pratiche non democratiche dello stato contro la società. Elevarsi al di sopra della società, reprimere la società, nascondersi, convincere la società delle sue origini eterne e rendersi misterioso, tutte queste sono diventate le arti dello stato. In questo contesto è considerato come il migliore, quello stato che ha il maggiore controllo, che governa a suo piacimento ed è sfruttatore, che intraprende guerre. La civiltà ha segnato alcuni sviluppi importanti duranti tali attività dello stato.
<< La democrazia moderna, invece, rovescia queste qualità dello stato. La democrazia moderna si fonda su sofisticati rapporti sociali, si sforza in particolare di essere trasparente ed aperta, ed intende assicurare di essere una fonte di fiducia, non di paura. Vuole considerarsi il garante di un’equa distribuzione, e non dello sfruttamento. Un tale stato perde i suoi connotati classici. Questa evoluzione mira alla regolamentazione, ed al più alto grado di coordinamento di una società già sofisticata. I principi si basano sulla ricostruzione delle funzioni, quali la sicurezza generale, l’istruzione, la salute, il trasporto e la diplomazia, a cui ogni sezione della società non può far fronte individualmente. I loro poteri decisionali ed amministrativi, che non si possono privatizzare, vengono prelevati dalla società.
<< Attualmente il cambiamento e la trasformazione, su cui si sta svolgendo una lotta intensa, è dal concetto classico di stato verso lo stato democratico moderno. L’istituzione più resistente alla democrazia moderna è lo stato stesso. Naturalmente le istituzioni e le tradizioni antiche e profondamente radicate dello stato, che sono vecchie come la civiltà stessa, svolgono una parte determinante. Comunque, dal momento in cui si è reso conto che, se non si trasforma, non può più resistere a lungo alla rivoluzione scientifico-tecnologica, lo sviluppo in questa direzione guadagna velocità ogni giorno di più in tutto il mondo.
<< Nel corso dell’intero sviluppo della democrazia moderna, i diritti umani e la liberazione della donna sono stati tra i temi principali, che hanno via via acquisito un’importanza crescente. Considerare i diritti umani e la liberazione delle donne questioni che appartengono alla società capitalista, sarebbe una valutazione incompleta. Al contrario, si registra un progresso in queste questioni nel periodo in cui la civiltà capitalista veniva superata, e si rivelavano le insufficienze tra l’amministrazione tradizionale e le realtà della vita. I diritti umani e la liberazione delle donne furono due elementi fondamentali della generale democratizzazione della società. Più si supera la struttura classica della civiltà, più grandi diventano le possibilità di sviluppo, e quindi questi due concetti fondamentali guadagnano una maggiore importanza nel determinare il percorso verso lo sviluppo della nuova civiltà. Non sono il prodotto del capitalismo; sono il prodotto di uno sviluppo sociale che si è lasciato alle spalle il capitalismo. Da questo punto di vista le loro caratteristiche si adattavano alle misure democratiche moderne. Lo sviluppo della democrazia moderna si manifesta soprattutto nei diritti umani e nella liberazione della donna. Sembra che questi due temi svolgeranno una funzione dominante nel determinare l’avvio della nuova civiltà. I diritti umani e la liberazione della donna, che erano stati quasi cancellati dai libri della società classista nel corso della sua storia, sono i candidati che otterranno i maggiori successi nei campi più importanti del rinnovamento. Mentre i diritti umani determineranno le fondamenta della struttura legale della nuova società, quelli delle donne ne determineranno per lo più le fondamenta sociali. I progressi ottenuti in questi due campi determineranno l’evoluzione e la profondità della democrazia moderna.
<< La fase finale nella storia delle civiltà basata sulla società classista è l’epoca della civiltà capitalista. Il fenomeno più significativo che emerge nella fase di crollo di quest’epoca è il fatto che le grandi rivoluzioni scientifico-tecnologiche estirparono la necessità dell’uso della forza per la trasformazione sociale, ad eccezione della legittima difesa. La forza, che nel corso di tutta la storia era stata al servizio della politica dominante e sfruttatrice, non aveva altra funzione se non quella di creare distruzione e crolli di grandi proporzioni. Con la loro paura per le caratteristiche di ladrocinio della proprietà, la classe dominante considerava la forza come la garanzia maggiore; la forza era lodata e diventava il soggetto di esagerate storie di eroismo. Infatti, per tutto lo sviluppo della società classista, quegli dei che non conoscevano la forza nelle loro mitologie originali, col tempo, soprattutto nell’epoca feudale, assunsero titoli che permettevano loro di condannare e punire.
Il ruolo della forza nelle trasformazioni sociali è molto più piccolo di quanto si possa pensare. La forza ha avuto un ruolo trasformatore durante le fasi caratterizzate da salti qualitativi del processo sociale, al fine di superare gli ostacoli conservatori. Anche se queste applicazioni della forza hanno causato salti qualitativi a breve termine, col tempo sono state superate. Ma, nel suo perpetrarsi nella storia, in maggioranza l’uso della forza ha causato distruzione e rovina nella forma di conquiste, invasioni, saccheggi e simili, troppo spesso mascherate da dettami divini. Sostenere che, se un partecipante di tali venture morendo potesse diventare un martire o rimanendo ferito potesse essere risarcito in quanto veterano e partecipe del bottino, fa parte della maledizione della storiografia. Se consideriamo maledetta la storia scritta partendo da questi punti di vista, allora si deve scrivere una vera storia per lodare gli oppressi e l’umanità, come gli eroi genuini della coscienza e del lavoro.
<< L’ignoranza svolge un ruolo determinante nella base della forza. Più la pratica della scienza sconfigge l’ignoranza, più diventa chiara l’inutilità della forza. Nella storia dell’umanità la forza è stata di gran lunga il prodotto del fallimento della scienza e della sua messa in pratica. Si dovrebbe cercare di capire correttamente la teoria secondo la quale la forza è l’ostetrica di una nuova società emergente. Il compito dell’ostetrica durante la nascita è quello di ridurre il dolore della madre e assisterla per una nascita sana. Al contrario, la funzione della forza, come impiegata nella storia, è sempre stata quella di diminuire il numero dei bambini sani già nati, cioè gli esseri umani, e impedirne il libero sviluppo, trasformandoli persino in mandrie simili agli animali ed a volte distruggendoli. Ciò non aveva niente a che fare con l’arte dell’ostetricia, ma era il ruolo del boia e del guardiano di prigione, tenere cioè gli uomini in uno stato di cattività. Il troppo eccessivo e feroce uso della forza nella storia ha soppiantato la naturale evoluzione della società, e si è esteso fin oltre i suoi limiti.
<< La democrazia moderna prende come base la trasformazione della società in accordo con l’evoluzione naturale, e fa affidamento sulla consapevolezza che questa possiede forti fondamenta scientifico-tecnologiche. Detto questo, ciò non significa necessariamente che la democrazia è un compromesso tra le forze rivoluzionarie e controrivoluzionarie. Certi approcci sono completamente sbagliati. L’essenza della democrazia non ha alcun compromesso con la forza. Al contrario, la democrazia parte dall’eliminazione della forza dal suo ordine del giorno. Ciò non ha niente a che fare con la sottomissione, infatti alcuni credono che il più corretto libero sviluppo ci può essere solo in assenza di forza. Da questa prospettiva la democrazia moderna richiede anche l’auto-critica di tutte le forme di civiltà fondate sulla forza. La democrazia è un sistema di auto-critica radicale. La sua presa di posizione contro la forza non è tattica, e neppure strategica, ma è un principio. Il più importante principio della democrazia è il credere in un periodo storico che escluda la forza grazie al potere della scienza e della tecnologia. Questo principio contiene un profondo fondamento filosofico. Non si appoggia a strategie e tattiche politiche o amministrative, ma le considera delle forme di requisiti pratici. Questo approccio alla forza sottolinea il carattere pacifico della democrazia moderna. La quale considera, ed è convinta che lo sviluppo sociale prenda la forma della pace sociale. Non si deve intendere la pace come sottomissione alla forza, al contrario si enfatizza l’eliminazione della forza dalla società. Si crede fermamente in una società senza guerra in un mondo civilizzato.
<< La legittima difesa è l’altro principio importante della democrazia moderna. Nelle società dove non esistono rapporti democratici moderni, o dove la democrazia è sotto attacco, la conservazione della loro esistenza sulla base della legittima difesa, non solo è un diritto, ma è il diritto costituzionale più importante. La sottomissione a leggi e regimi democratici non può essere un atteggiamento democratico. Questo approccio non esclude necessariamente il contrattacco da parte di forze anti-democratiche. Ciò determina per lo più che si cerchi di superare l’ingiustizia con una sempre crescente presa di coscienza, organizzando la società ed esercitando il diritto a manifestare continuamente. La resistenza esercitata rientra nel diritto di difesa previsto, e diventa l’essenza della legge. La legittima difesa, compresa quella armata, si origina dai principi democratici moderni. Ogni altra azione al di fuori di questo non rientra nei parametri della legittima difesa.
Collegata a questa riflessione c’è una valutazione di auto-critica del primo concetto di violenza assunto dal PKK << la principale fonte di insufficienza e deviazione nell’ideologia e nel modo d’agire, nell’arco del processo di nascita e di sviluppo del PKK, era strettamente connesso al suo concetto di stato e al modo in cui ha applicato la violenza. La relazione tra la dittatura del proletariato nel socialismo e una rivoluzione basata sulla violenza ne sono chiari esempi. La violenza rivoluzionaria e, in caso di successo, il suo manifestarsi istituzionalmente nella dittatura del proletariato, ha rivelato il suo carattere contraddittorio nel socialismo reale, e fu incapace di evitare che diventasse uno strumento di forza del capitalismo.>>
Quando il PKK ha messo fine alla sua lotta armata, a seguito della cattura nel 1999 di Abdullah Ocalan, ha continuato quel cessate il fuoco che già da diversi mesi le forze del PKK osservavano, il terzo cessate il fuoco unilaterale in ordine di tempo dopo quelli del ’93 e del ‘95. Le unità guerrigliere si trasferirono fuori dal territorio turco posizionandosi in Nord Iraq in attesa di sviluppi che speravano potessero portare all’indicazione di un assetto politico. In effetti, la cattura del leader kurdo non ha soltanto richiesto che si procedesse ad un riassestamento della lotta, ma diede anche forma al corollario di una discussione sui risultati teoretici evidenziati da parte kurda, che hanno contribuito senza dubbio a ritrovarsi nel vicolo cieco in cui si trovò, appunto, il conflitto kurdo. L’opera di Abdullah Ocalan, in un certo senso, è un rapporto politico sulle sue riflessioni circa l’aspetto teoretico e le premesse ideologiche del movimento. Adesso il KADEK, che si riferisce all’opera di Ocalan come al proprio Manifesto, ha posizionato le sue forze combattenti sulla difensiva, nel caso fossero attaccate, danneggiando le speranze di completa smilitarizzazione del conflitto. Si riparte da zero? Molte cose negli ultimi anni sono cambiate. È importante notare che il KADEK non è una mera continuazione delle strategie del PKK sotto un nome diverso, come le autorità turche vorrebbero far intendere, tanto meno il movimento è stato domato o relegato ad essere una forza marginale, come spesso i commentatori occidentali ipotizzano. Oltre ad avere relegato l’uso delle armi all’autodifesa, il KADEK ha adottato un programma che prevede la lotta politica democratica su un terreno equidistante dallo stato dispotico e dalla tradizionale società conservatrice - il Terzo Dominio.
<< L’organizzazione di tutti gli elementi della
società civile secondo le proprie identità e necessità è l’alternativa al
sistema dominante.>>
<< La teoria e la pratica della società civile è correlata alle rivoluzioni scientifico-tecnologiche del 20. secolo. Fu la nascita di una base materiale, attraverso queste rivoluzioni, che ha accresciuto le possibilità di successo per la società civile. Istituzioni che una volta erano eccezionali e marginali diventano invece essenziali.
<< Il Terzo Dominio riguarda la sfera della politica democratica. Divenne inevitabile un meccanismo civile per soddisfare i bisogni pressanti, determinati dalle circostanze della civiltà, diventati più complicati. Questi meccanismi non sono né i solidi meccanismi della rivoluzione, né la rete della comunicazione che lo stato ha esteso alla società. Sono organizzazioni indipendenti costituite a seconda dei bisogni, con un’identità collocata tra lo stato e la società, ad una certa distanza da entrambi. Non sono né contro lo stato, né collaborano con esso. Sono sotto il comando dei bisogni di cui rappresentano una risposta. Non sono organizzazioni sociali fondamentali. Non sono istituzioni religiose o morali. Il numero dei loro soci è limitato e le loro strutture sono costruite a seconda delle funzioni da esse svolte. Sono un tipo di organizzazione che scompare dopo aver portato a termine i propri compiti oppure si trasformano in organizzazioni diverse con compiti nuovi. Questo modello fece sì che la loro esistenza funzionasse come quel percorso necessario ad ognuno per liberarsi dal sempre più profondo vicolo cieco della rivoluzione e della contro-rivoluzione. Visti i bisogni che premono su ogni dominio, che si estendono dall’ambito economico alla cultura, dagli sport all’ambiente, dalla pace ai diritti umani, l’importanza di questo campo aumenta ogni giorno di più. In quanto l’ambito più caloroso e più produttivo, il dominio della politica democratica, le organizzazioni della società civile saranno in grado di formulare delle soluzioni in maniera direttamente proporzionale alla loro varietà, alle loro funzioni ed al loro coordinamento. E’ la via della politica democratica, che crea una più ampia varietà di soluzioni alternative. La vita preme perché più progetti e pratiche sviluppino la società civile. Qualsiasi istituzione, partito o persona che abbia progetti, organizzazioni e studi per la società civile, apporterà un importantissimo contributo alla democratizzazione dello stato e della società. Eseguiranno tale lavoro quei partiti e quelle istituzioni che sono lontani dalla mentalità della politica fondata sulla rendita, e che si estenderanno verso una società ed uno stato democratici. D’ora in poi la storia farà sì che le persone o le istituzioni con questa teoria, programma, strategia e tattica svolgano una funzione di trasformazione. E’ necessario focalizzare l’attenzione sulla sua stessa posizione teoretica e pratica. Si sente ogni giorno in proporzioni crescenti il bisogno di una teoria e pratica del Terzo Dominio, il quale necessita di una teoria, un programma, una strategia ed una tattica specifici. Significa intraprendere un percorso teoretico e pratico che permetterà un successo notevole, se verranno fatti i dovuti e corretti sforzi e si soddisferanno i relativi requisiti.
<< La politica democratica, in quanto terzo dominio tra stato e società, ha ottenuto il ruolo di un’istituzione innovativa e produttiva. Non si potrebbe suggerire, né una sana democratizzazione della società, né lo sviluppo di una sensibilità statale in questa direzione, se non ci fosse il meccanismo della politica democratica in ogni sfera, dall’economia alla politica, dai diritti umani all’ambiente, dalla cultura alla salute, dall’istruzione alla pace. Le istituzioni moderne costituite in ogni ambito, a partire dai partiti politici, sono i principali anelli intermediari che determinano il carattere democratico e giusto di quei valori, che dovrebbero essere continuamente trasmessi dalla società allo stato, e dallo stato alla società. E’ come se queste organizzazioni della società civile, che sono emerse come terza società del terzo dominio, fossero diventate gli elementi essenziali della nostra epoca.
<< Visto che le donne ed i giovani sono quelli che hanno maggior bisogno della pace, alcune delle principali organizzazioni della società civile sono le organizzazioni pluri-dimensionali delle donne e dei giovani. Organizzazioni che rispondono in maniera accurata alle circostanze concrete ed ai fini politici di donne e giovani, da un lato riusciranno a superare gli ostacoli dispotici dello stato, e dall’altro diventeranno importanti strumenti della società civile e della società nella sua interezza che ne seguirà le tracce. Organizzazioni di donne e giovani ben indirizzate e impegnate sia qualitativamente che quantitativamente rappresentano le garanzie fondamentali della vittoria della società civile.
<< Il comportamento dominante nei confronti dei bambini è molto più sbagliato e pericoloso di quanto ci si possa aspettare. Questa realtà è dominante ed istituzionalizzata in tutti i settori, dalla famiglia alla scuola e dalla strada al campo d’allenamento. Si permette ad incubi reali di dominare il mondo dell’infanzia. Il mondo degli anziani è circondato da una simile distrazione. È come se un muro d’acciaio fosse stato eretto fra essi e i loro bambini. Anche la società di classe ha generato una certa insensibilità nei confronti di ciò. Non c’è scampo a che la società democratica porti delle riforme anche in questi due settori. I bambini vivono in un mondo proprio che non va mai tradito e si dovrebbe rispettosamente conformarsi ai suoi requisiti. Tradire il loro mondo è costato alla società una perdita di grande valore. Gli anziani vivono in un mondo di saggezza che viene filtrato attraverso il setaccio dell’esperienza di vita. Una società che non impari dalle lezioni di questo mondo non può pensare accuratamente e sopravvivere. Per questa ragione i mondi dei bambini e degli anziani non sono consumisti, ma arricchenti e produttivi. Un obiettivo irrinunciabile della civiltà moderna è di vincere questi due mondi attraverso la loro re-istituzionalizzazione sulle basi dei diritti e delle libertà che l’applicazione dei principi della società democratica richiede con un’attenzione speciale a queste circostanze specifiche. La civiltà democratica è anche l’era in cui i bambini e gli anziani sono considerati con amore e rispetto e in cui la società sia unita in questa consapevolezza e attitudine morale.
<<L’altro elemento importante nel nuovo avvio è l’aggiunta della questione ambientale alle finalità del programma. E’ diventato evidente il peso delle contraddizioni con l’ambiente, che sono importanti proprio come le contraddizioni sociali interne. La protezione dell’ambiente è infatti la protezione della terra, della vegetazione, dell’acqua, dell’aria e del clima. Le più ferme precauzioni protettive su queste questioni fondamentali devono essere i punti essenziali del programma. La protezione degli animali e la prevenzione del massacro selvaggio di animali devono occupare un posto di rilievo nel programma.
<< L’umanità essendo stata continuamente divisa secondo linee etniche, religiose o nazionali incontra una situazione in cui dovrebbe essere unita sulle basi del linguaggio comune della tecnologia, della scienza e della democrazia. L’internazionalismo è diventato più vivo e indispensabile che in ogni altro periodo passato. Il diritto ha reso possibile che per la prima volta il principio per cui tanta più socialità di quanto sia necessaria e tanto più individualismo di quanto sia necessario siano diventati principi centrali nella vita moderna. Probabilmente lo sviluppo più significativo della storia è il raggiungimento di un equilibrio ottimale fra esistenza sociale ed individuale.
<< C’è un bisogno urgente e pressante di una teoria aggregata, di un programma, di una strategia e tattiche della società civile per il Medio Oriente. Una società civile alternativa può essere d’importanza vitale per il superamento del punto morto in cui attualmente si trova e per indicare la via da intraprendere nel momento in cui si sia attrezzati con organizzazioni che non siano né l’estensione dello stato né la società tradizionale, che assumano visioni del mondo indipendenti, che siano interrelate in un coordinamento generale, avendo un programma dettagliato e funzioni corrispondenti a requisiti concreti e che siano consapevoli delle forme più efficaci di azione per il perseguimento degli scopi.
<< E’ importante materializzare il modello per il Medio Oriente considerando le realtà storiche, sociali e politiche. Per sottolineare i punti principali si può affermare quanto segue:
<< - nella sfera economica, a partire dall’aspetto del consumo, l’organizzazione di una società attinente, o comunità o gruppo di persone, materializzerà il potere della trasformazione. Anche nelle società avanzate i gruppi di consumo diventano influenti. Soprattutto se cooperative di consumatori, compagnie di trasporti, agenzie turistiche e di viaggio, associazioni di produttori, organizzazioni di solidarietà e carità, associazioni commerciali e finanziarie, saranno costituite per uno scopo preciso, oltre ad avere fondamenta legali, diventeranno una forza di cui si dovrà tenere conto. In tali circostanze lo stato e la società potrebbero persino diventare quasi subordinati;
<< - nella sfera sociale, a partire dalla salute e dall’istruzione, una società che si è organizzata sulle proprie forze diventa un fattore determinante. Anche qui, una società civile che or